mercoledì 17 marzo 2010

Ahi serva Italia di dolore ostello...

...nave sanza nocchier in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

Così inveiva Dante 700 anni fa,
peccato che non viva adesso, se no chissà cosa avrebbe scritto dell'Italia attuale. Ma forse non sarebbe nemmeno riuscito a proseguire oltre l'Inferno, perchè trovare delle anime pie in quest'Italia del XXI secolo è impresa assai ardua e solo per trovare un contrappasso per i vizi di tutti ci vorrebbe un'Inferno di almeno 100 canti.

Ma purtroppo è così e l'Italia è davvero caduta in basso, anzi continua a precipitare e tutto questo avviene sotto i nostri occhi e tuttavia lasciamo che accada. Va bene, direte, c'è chi protesta, chi scende in piazza, chi contesta e chi critica, ma siamo sempre in minoranza, rispetto a quella fascia di italiani che continua andare alle urne a votare per un ladro, corrotto e corruttore.
Perchè di questo si tratta. Se un marocchino ruba il pane al supermercato perchè ha fame lo arrestiamo per furto, forse lo rispediamo al suo paese, perchè gli manca il permesso di soggiorno e non può mica venire qui a rubare! Ma se il presidente del Consiglio ruba miliardi, fa affari con la mafia, ruba i soldi dalle nostre tasche facendoci credere di fare il nostro bene e di migliorare lo stato, per poi con quei soldi corrompere giudici e magistrati per non andare in galera che facciamo? Ma sì lo votiamo! L'importante è che riesca sempre a farla franca, questo piace agli italiani, non importa con che mezzo si giunga al fine, l'importante è giungerci. (Machiavelliana memoria).

E poi lui saprà distrarci amabilmente con la televisioni, tra soubrette e reality e telegiornali che ci bombarderanno di cronaca, per di più nera, per ricordarci che il male dell'Italia sono gli assassini, non i ladri. E allora menomale che ci sono ancora gli uxorici, i matricidi e le stragi della propria prole, altrimenti il premier come fa a scampare dall'ira degli italiani?
E poi basta farci credere che i ladri sono i poveracci che vengono in Italia a mendicare un lavoro...Creiamo una caccia alle streghe, almeno il popolo intento nella sua battaglia si disinteresserà al vero problema e dal vero malfattore,
E poi si sa, ce l'ha insegnato lui, ogni menzogna se detta con convinzione diventa verità.

Questo è quello che accade in Italia, dove purtroppo la coscienza critica è sempre più annebbiata da una scuola che non insegna, da un mondo individualistico e individuale, dove ognuno pensa al fatto suo e degli altri chi se ne importa, dove non c'è coscienza politica, nè di diritto, dove la legge non è più uguale per tutti.
E la voce del dissenso e della verità intanto continua a venir messa a tacere.

Se fosse vivo Cicerone forse avrebbe detto:

Quousque tandem abutere, Berlusconi, patientia nostra?

Altro che Catilina!

martedì 2 marzo 2010

Par condicio o bavaglio all'informazione?

Tempo di elezioni. Il 28 e il 29 marzo si vota alle regionali, quindi è anche tempo di par condicio.
Ricordiamo che la par condicio è una legge che è stata ampliamente voluta dalla sinistra per dare spazio e visibilità in tempo di campagne elettorali a tutti i partiti e ora che succede? che proprio l'informazione di sinistra cade nella sua stessa rete venendo letteralmente imbavagliata.

Il Cda Rai ha infatti deciso di tagliare per un mese tutti i talk-show politici delle sue emittenti a partire da Anno zero di Santoro, Ballarò di Floris, L'ultima parola di Paragone e persino Porta a porta di Vespa.
I gionalisti non ci stanno e protestano. Al loro coro si uniscono anche altri conduttori, Lucia Annunziata, anche se il suo programma In mezz'ora non è stato abolito, Gad Lerner, Luca Telese e molti altri.
Nonostante il parere contrario anche del presidente della Rai Garimberti, che prevede una grave perdita di introiti pubblicitari, nonchè un danneggiamento all'immagine della Rai che finisce con il colpire gli utenti,  i giornalisti che assediano la Rai sono costretti a sottostare a questa legge, ma decidono di farsi sentire scendendo in piazza con un videocomunicato nei tg.

Al posto delle loro trasmissioni film e tribune poltiche. Non si è nemmeno presa in considerazione l'idea di approfondimenti non politici (come ad esempio continuerà a fare Matrix). Infatti alcuni sostengono che anche la puntata di Anno zero senza politici, ma dedicata a Morgan (29% di share) abbia fatto tremare le stanze del potere.

Insomma per far stare zitto uno, si fanno stare zitti tutti. Chi ci rimette è Vespa che perde la bellezza di 16 puntate, ma non si potevano fare eccezioni. Ora non avremo più approfondimento, nè dibattiti, considerati troppo scomodi per i nostri politici, tra intercettazioni e scandali. Santoro e Floris erano una minaccia e andavano zittiti.
Ma è giusto questo silenzio stampa per la par condicio oppure è l'ennesimo modo per imbavagliare l'informazione?
E' giusto che il servizio pubblico che paghiamo e che dovrebbe informare e acculturare cada sempre più vilmente ai piedi di una politica antidemocratica e censurante?

giovedì 25 febbraio 2010

Viva Zapatero!

Oggi ci soffermiamo un po' sulla politica estera.
Che notizie ci vengono dagli altri paesi?
Scandali, corruzione, processi, prostituzione, appalti?  Macchè!
Dimentichiamoci per un attimo che da noi la politica è questo e sentiamo cosa ha fatto in questi giorni il Premier spagnolo.

Innanzitutto Zapatero, leader democratico, per quanto contestanto, ha sempre delle iniziative.
In questi giorni ha creato una commissione internazionale contro la pena di morte. Zapatero ha annunciato la notizia a Ginevra, proprio durante il IV Congresso mondiale contro la pena di morte.
La commissione sarà compostadai rappresentanti dei governi, delle organizzazioni internazionali, dagli esponenti della società civile, sarà attivata nella seconda metà del 2010 e prevede di istituire una moratoria universale entro il 2015. C'è ancora molto lavoro da fare coinvolgendo soprattutto l'opinione pubblica di quegli stati in cui è ancora in vigore: Cina, Iran, Arabia Saudita, Pakistan e  Stati Uniti, unico paese occidentale in cui la pena di morte è tutt'ora praticata, sebbene almeno in 13 dei suoi stati sia ormai abolita.

La seconda idea di Zapatero è una nuova legge sull'aborto, che consente alla madre di fare la sua scelta entro la quattrodicesima settimana (22 esima se ci sono malformazioni del feto), un servizio che sarà garantito pubblicamente e gratuitamente dal sistema sanitario.
Fa più discutere, però, l'idea di estensione della legge anche alle minorenni tra i 16 e i 18 anni, che potranno scegliere senza il consenso dei genitori, come già fanno per tutte le altre cure mediche: "legge sull'autonomia del paziente". Con questa legge sull'aborto viene anche introdotta la libertà di acquistare la pillola del giorno dopo senza ricetta. Tutto questo si inserisce nell'idea di laicità dello stato e della libertà individuale di scegliere qualsiasi aspetto della propria vita.

Insomma Zapatero si distingue sempre per le sue proposte innovative e progressiste, da noi impensabili, non solo per la presenza invadente della Chiesa, ma anche per la mancata concretezza dei nostri politici, che anzichè far progredire il paese pensano a far aumentare le loro finanze.
Certo pochi giorni fa, per la prima volta in Spagna da 6 anni a questa parte, i sindacati sono scesi in piazza, contro la proposta del PSOE di innalzare l'età della pensione a 67 anni e non più a 65.
Ma anche questa idea fa parte di un progetto di più ampie vedute, che serva a risanare il deficit e ad adeguare il lavoro alle attuali speranze di vita, più lunghe, rispetto a 20 anni fa.


Insomma, almeno in Spagna, se c'è da contenstare il premier almeno lo si fa per qualche progetto ideato per il paese, non certo per se stesso o per il suo partito. E Zapatero in tanti anni di governo di progetti ne ha messi su parecchi. Fatevi un giro a Madrid e guardate come girano le cose (trasporti, servizi, pulizia, sicurezza).

A noi invece tocca sempre protestare non per progetti, ma per malefatte, furti e truffe.
Noi italiani ci crediamo sempre i più furbi, in realtà siamo i meno civili e quelli che se la passano peggio.
Continuiamo pure a fare amministrare i nostri soldi dai ladri e ad aspettare i cantieri infiniti di infrastrutture inesistenti. L'importate è che siamo contenti.

Viva Zapatero!

martedì 23 febbraio 2010

Scuola: sempre più precari e sempre più ignoranti

Un saluto a tutti i fan.
E' un po' che Sperdutamente non si fa sentire, il 2010 è iniziato e non ci ha dato un attimo di tregua, ma neanche grandi speranze di cambiamento.

Anzi, purtroppo i cambiamenti ci son stati e come al solito in peggio. Quali sono le novità?
Be' innanzitututto per chi come me ambisce ad entrare nel mondo della scuola, avrà visto che bella riforma che ha proposto la nostra ministra Gelmini. Fare un piano migliore nella scuola è certamente utile, una splendida razionalizzazione organizzativa non c'è dubbio, ma chi ci guadagnerà?
Non certo gli studenti, che vedranno ridursi il numero delle ore (forse alcuni saranno anche contenti, ma la cosa non gioverà sulla loro cultura ed istruzione), non certo gli insegnanti, sempre più precari e con tagli di ore (si veda la riduzione dello studio di storia dell'arte negli istituti tecnici e persino nel Liceo Classico!!!), non certo alle famiglie, che si appellano disperatamente a noi precari per le ripetizioni, perchè la scuola non basta... Ci guadagnerà solo lo Stato, che spenderà sempre meno in educazione e formazione.
Quindi non solo Precariato, ma anche Ignoranza, tanta ignoranza, sempre più ignoranza...

Non so se avete visto la trasmissione di presa diretta "La scuola fallita", ma purtroppo rispecchia pienamente la situazione scolastica italiana di oggi. Precari del sud che vivono al nord, senza certezze, famiglie spezzate, posti di lavoro persi, lotte tra poveri... Scuole senza aule, senza sedie, senza riscaldamento con tetti che cadono a pezzi, strutture inidonee a qualsiasi attività, amianto sui tetti e chi più ne ha più ne metta...

E intanto le private vengono ulteriormente finanziate da stato e regioni, ricordo con i NOSTRI soldi. Nelle private tutto e bello, pulito, ordinato: hanno classi bilingui, lavagne multimediali, mense con menù speciali, palestre, computer e campi da tennis...

Insomma ai figli dei ricchi è destinanata un'educazione esclusiva, che viene aiutata anche da noi contribuenti, che invece vediamo la scuola pubblica sempre più decadente e prima o poi destinata a fallire...
Stiamo prendendo esempio dagli Stati Uniti, dove bisogna lavorare una vita per pagare le rette di scuole e college, mentre alla pubblica vanno solo quelli che non possono permettersi di meglio.

Mi preme solo ricordarvi che la nostra Costituzione dice:

- enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato (art. 33 comma 3)

- la scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie e altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso. (art. 34)

Se neanche queste leggi fondamentali per la cultura e il diritto all'istruzione vengono rispettate, ma dove andremo a finire?

Informatevi e guardate il piano della riforma:

http://www.pubblica.istruzione.it/ministro/comunicati/2010_miur/040210bis.shtml

domenica 3 gennaio 2010

Anno nuovo, polemiche nuove


Benvenuti nel 2010!
Anno nuovo vita nuova?
Macchè, siamo sempre alle solite. Se ci aspettavamo dei cambiamenti, possiamo stare certi, che il clima politico e direi pure quello meteorologico con cui abbiamo salutato il 2009 rimane lo stesso.

Il nostro presidente Berlusconi si sta curando dalle ferite dopo 
l'aggressione, la guarigione procede bene, ma nelle feste si è deliberatamente dimenticato di incontrare l'amico Gianfranco Fini, che certo non sarà contento dei  recenti attacchi del Giornale di Feltri contro la sua candidata per il Lazio Renata Polverini, definita un <> e soprattutto contro la proposta per la cittadinanza breve. L'ala dura dei berlusconiani vuole Fini fuori dal partito, inammissibili per loro le sue idee sull'immigrazione, tra l'altro completamente diverse da quelle di qualche anno fa, quando An combatteva a spada tratta contro la clandestinità. E il clima si fa sempre più teso, anche per la possibile entrata nel governo di Daniela Santanchè come sottosegretaria al Welfare, proposta da Berlusconi nonostante l'opposizione di Fini. Aspettiamo il rendez-vous tra il Presidente del Consiglio e quello della Camera. Riuscirà Berlusconi ad appianare le tensioni interne al suo partito? O forse sta astutamente cercando di far fuori il suo antico alleato?


Ma anche dal fronte dell'opposizione partono nuovi attacchi: l'europarlamentare De Magistris dell'IDV ha, infatti, enunciato il suo ironico lodo: "garantiamo a Berlusconi la possibilità di lasciare l’Italia senza conseguenze, un volo di Stato con annessi Apicella e magari una graziosa signorina. Finalmente torneremo ad essere un Paese normale".
Una frase sul suo blog che fa scoppiare la polemica. La maggioranza denuncia il vilipendio, parole inaudite, un umorismo becero da condannare! E pure dal PD si alzano le voci di chi contesta all'IDV un linguaggio ispirato all'estremismo verbale, assolutamente in antitesi con lo smorzamento dei toni, chiesto da Napolitano.
D'altronde si sa che  in Italia il barzellettiere è uno solo. Lui può proporre un euro deputato tedesco al ruolo di Kapò, o ironizzare sull'abbronzatura di Obama, ma che De Magistris si metta a fare comicità, no questo proprio non va bene.

Dulcis in fundo, la ciliegina sulla torta del nuovo anno la lancia il caro ministro Brunetta.
Cambiamo l'articolo 1 della Costituzione! Ma sì, ma quale repubblica fondata sul lavoro! Concetti da dopoguerra, bisogna pensare al libero mercato, alla concorrenza e al merito!
E se l'opposizione non ci sta? Si va avanti lo stesso.

Riforme condivise come auspica Napolitano? Sarà difficile, già dopo la fine delle feste si aspetta quella sul processo breve, tema su cui il PD tiene duro e Calderoli minaccia << i sabotatori escano allo scoperto, altrimenti sarà la Lega a smascherarli: chiameremo in piazza i cittadini, e grazie a loro il 2010 sarà l’anno del Dragone, cioè delle riforme>>.

E mentre dal versante politico si aspettano tempeste, la natura si ribella da nord a sud, tra neve, alluvioni, esondazioni, frane e disastri. Direi che è proprio un ottimo inizio d'anno.
Buon 2010 a tutti.

mercoledì 16 dicembre 2009

Leggi di censura del web: Maroni e l'emendamento D'Alia


Dopo l'aggressione a Berlusconi, si parla molto di oscurazione dei siti violenti.

E'il Ministro dell'Interno Maroni il principale promotore di un possibile decreto legge che mirerà ad oscurare i siti violenti o che inneggiano all'odio.
Terreno delicato, perchè si ha a che fare con la libertà di espressione e con i nuovi mezzi di comunicazione di massa, difficilmente controllabili e censurabili. Sottolinea che sarà comunque la magistratura a decidere se un sito è da oscurare.

Già in febbraio dopo l'approvazione al Senato era stato abrogato dalla Camera l'emendamento D'Alia (qui trovate il testo completo:
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emend&leg=16&id=392701&idoggetto=413875).

All'interno del pacchetto sicurezza (D.d.L. 733) era contenuto quest'articolo che riguardava proprio la
Repressione di attività di apologia o incitamento di associazioni criminose o di attività illecite compiuta a mezzo internet.
In pratica si dava pieno potere al Ministro dell'Interno di oscurare qualsiasi sito o blog che violasse, disubbidisse o protestasse contro una legge, anche solo ritenuta ingiusta.


Quello che si discuterà giovedì durante il Consiglio dei Ministri sarà una proposta analoga a questa, semplicemente non sarà il Ministro dell'Interno a valutare l'apolgia di reato, ma il Gip, che in base alle segnalazioni dovrebbe ordinare agli amministratori la chiusura del sito, blog o pagina. Se l'ordine non venisse rispettato si passerebbe alla sanzione.

La proposta è quella di mettere dei filtri, in modo da rendere difficoltosa la navigazione verso quei siti, gruppi o pagine. Insomma Cina docet.
Bloccare una parte di un sito, per esempio di un social network significa in qualche modo bloccare l'intero processo. Per vari membri dell'opposizione (Casini, Gentiloni, Franceschini e de Magistris) le leggi esistenti bastano a contenere la violenza su internet. Fare censura e repressione non serve a nulla, se non a limitare la libertà.

Hanno ragione i responsabili di Facebook che affermano che il loro portale sta ai contenuti devianti come una linea ferroviaria sta ai messaggi sui muri delle stazioni, verrebbe mai in mente di fermare i treni per non far leggere i graffiti? Fare guerra ai social network, a You tube e alle nuove forme di comunicazione in tempo reale, costringendo gli amministratori a controllare ogni messaggio ancor prima che venga pubblicato vorrebbe dire distruggere il sistema stesso della piazza virtuale e anche della gratuità.
E' giusto invece il sistema di segnalazione dei gruppi violenti, tramite gli utenti stessi che possono far presente agli amministratori la pericolosità di determinati contenuti che incitano all'odio o alla violenza.

Non rinunciamo alla libertà di espressione. Già adesso la rete è una miniera di informazioni che giornali e televisioni non ci danno. Se blocchiamo la rete, saremo completamente dominati solo da quello che chi governa vuole farci sapere. La democrazia è libertà d'espressione.
Pensiamo all'Iran e a come le notizie giungano al mondo esterno solo dai blog, vogliamo fare la stessa fine? o peggio?

lunedì 14 dicembre 2009

Berlusconi aggredito, il popolo si spacca


Pur non simpatizzando certo per il nostro presidente del Consiglio,
non posso che biasimare il gesto violento di Massimo Tartaglia, che l'ha colpito al volto con un souvenir del duomo di Milano.

Oggi l'Italia è in subbuglio, tra chi si fa patriota del Cavaliere e lo vuole martirizzare, come vittima di tutte le opposizioni possibili a partire da quella di Di Pietro, che nonostante abbia espresso la sua solidarietà sull'accaduto ha sottolineato che il premier istiga, e che il gesto di Tartaglia sarebbe dovuto all'esasperazione.

Tartaglia è incensurato, ma alle sue spalle ha certamente un passato di instabile salute mentale e il suo gesto è stato folle e inutile, anzi è stato sicuramente più utile ai berlusconiani che ora hanno tutto il diritto di inneggiare al loro presidente. E intanto le immagini e i video del volto sfigurato del premier fanno il giro della rete, dividendo ancora di più il popolo sulla politica.

Quello che preoccupa non è tanto il gesto di uno squilibrato, che purtroppo molti acclamano come eroe, ma la divisione netta, che sta letteralmente spaccando l'Italia. Ieri in piazza a Milano oltre ai sostenitori del Pdl c'era anche un numeroso gruppo di oppositori che gridavano "Vergogna, vergogna" e "Fuori la mafia dallo Stato". E' innegabile che una grande fetta dell'elettorato italiano non sopporti più Berlusconi e lo voglia fuori dalla politica, soprattutto dopo tutti gli eventi di quest'anno: dai processi al Lodo Alfano, dalle escort al legame con la mafia.
Purtroppo è più che logico che in un tale clima di tensione accadano gesti come questo e non è la prima volta, già nel 2004 gli avevano scagliato addosso un cavalletto. Adesso il problema non è solo la salute del presidente, ma quella dell'Italia intera.

Il nostro paese è sull'orlo del baratro, adesso sta a noi italiani decidere di affondare o provare a risollevarci, ma non certo con odio e violenza e nemmeno con il vittimismo.
La politica innanzitutto deve essere dialogo, democrazia e libertà. Ricordiamocelo sempre. 

Auguro al premier una pronta guarigione, ma che la botta di ieri possa fargli capire che non si può fare il bello e il cattivo tempo, quando si hanno in mano le redini di una nazione.

venerdì 11 dicembre 2009

Oggi sciopero Cgil: vecchie e nuove forme di protesta



Statali fermi per 8 ore.
3 milioni le persone interessate allo sciopero di oggi indetto dalla Cgil.
In piazza i lavoratori della scuola, università, ricerca e funzione pubblica:
dai precari della conoscenza agli impiegati negli enti locali e nella sanità, cui si aggiungeranno i numerosi cortei di studenti.
Si protesta contro il governo per chiedere il rinnovo dei contratti e la stabilizzazione della precarietà, ma ci si schiera anche contro la riforma della pubblica amministrazione del ministro Brunetta.

Roma, Milano e Napoli le principali città interessate, ma lo sciopero della scuola è nazionale.
La Cgil ritiene che quella di oggi sarà una delle più grandi mobilitazioni di quest'autunno e prevede l'adesione di almeno 100.000 persone solo nella capitale, dove il corteo partirà da piazza della Repubblica, per concludersi in piazza del Popolo con il comizio del segretario generale Epifani e i segretari di Fp-Cgil e Flc-Cgil, Podda e Pantaleo.

"Meno male che c'e' la Cgil, che ha un pensiero, una coerenza, una forza, una determinazione che dice al paese, ai lavoratori quello che bisognerebbe fare per uscire dalla crisi". Sostiene Epifani
 Con lo sciopero di oggi si spera di riuscire ad ottenere il finanziamento sia per i contratti (aumento di 150 euro sui salari nel prossimo triennio) che per le risorse culturali: scuola, università e ricerca, letteralmente paralizzate dalla politica del governo.


Brunetta, dal canto suo, è convinto che l'adesione sarà minima (7-8%) e per il ministro del lavoro Sacconi lo sciopero della Cgil "non fa più molto notizia" ed è frutto "di una scelta di opposizione politica più che sindacale. Vedremo quanti aderiranno".

Vedremo anche noi se gli scioperi possono ancora essere un modo e un mezzo per far valere i propri diritti. Personalmente penso che ormai sia uno strumento troppo abusato e che non interessi davvero più a nessuno quante persone aderiscano o perchè si scenda in piazza. Gli unici che subiscono lo sciopero sono gli altri cittadini, ma ai governanti non interessa affatto e continuano sulla loro linea politica, non saranno certo otto ore di disservizio a fermare i loro progetti. Nuovi secoli vogliono nuovi modi di protesta e non basterà una secessione della plebe sull'Aventino per far piegare i patrizi, se si vuole manifestare per i propri diritti dobbiamo usare altri mezzi. Hacker, blocchiamo i siti dei ministeri, paralizziamo i sistemi informatici, spammiamo nelle loro mail, inseriamo banner con le nostre proteste.
Insomma dobbiamo trovare nuove vie di comunicazione per farci sentire.

lunedì 7 dicembre 2009

La scuola è finita


Leggere i dati del dossier di Legambiente sui tagli all'istruzione è qualcosa di sconcertante.

La scuola è davvera finita, ridotta sempre più ai minimi termini. Aggregazione di istituti, chiusura dei plessi più piccoli e più di 36.000 docenti in meno tra il 2002 e il 2010.
Insegnanti e personale Ata sempre più precario, assunto, licenziato, senza alcun diritto.
Ovviamente, tutto questo, a fronte di un maggior numero di alunni.

La figura del docente, che dovrebbe essere importantissima, perchè ha un ruolo fondamentale nell'educazione e nello sviluppo dei giovani è sempre più squalificata. Non ci sono risorse per la formazione di insegnanti, nemmeno per quelli di sostegno, che necessitano di una specializzazione aggiuntiva per aiutare i più deboli. Chi vuole fare l'insegnante in questi anni in Italia, non deve solo avere la vocazione alla docenza, ma pure quella del martirio, perchè è impossibile lavorare bene in queste condizioni: classi di 30 alunni, spesso e volentieri con un gran numero di stranieri con poche o pochissime competenze linguistiche, ore staccate su cattedre di qua e di là, nessuna certezza del proprio lavoro e assenza di continuità didattica.
Precarie anche le strutture, molte scuole cadono letteralmente a pezzi, ma i soldi dal ministero non arrivano.


I fondi invece ci sono per le paritarie, che vedono aumentare i loro finanziamenti, ben al di sopra di quanto preveda la legge sulla parità scolastica, includendo anche incentivi per chi sceglie di mandare i propri figli in una di queste scuole.
Ovviamente si guarda sempre al guadagno, a discapito della qualità dell'istruzione che dovrebbe essere sempre l'obiettivo primario della politica scolastica.

Per i nostri ministri la scuola pubblica non è un investimento, ma un ramo secco che va tagliato, senza capire che una buona istruzione è una vera risorsa per il futuro e che quello che imparano oggi i giovani a scuola sono gli strumenti che useranno nella loro vita di domani.

Ma adesso a chi importa di garantire a questi ragazzi un'istruzione decente? A chi importa che tutti abbiano accesso ad una scuola libera e con gli stessi diritti, anche nel più sperduto paesino di montagna? A chi importa che gli insegnati sappiano e possano svolgere il loro mestiere in modo adeguato?
Purtroppo a nessuno.

mercoledì 2 dicembre 2009

25 anni dal disastro di Bhopal


A 25 anni da una delle più grandi tragedie industriali di tutti i tempi ancora si contano i danni.

25 anni fa un'esplosione nella fabbrica di pesticidi della Union Carbide a Bhopal in India fece fuoriuscire decine di tonnellate di isocinato di metile e miglialia di altri reagenti chimici, che innalzarono una pesante nube tossica sopra la città, penetrando nelle case, nei polmoni e bruciando gli occhi e gli organi interni della popolazione.

Nei giorni successivi al disastro i morti furono più di 10.000 e nei 20 anni successivi ne morirono altri 15.000.
Attualmente ci sono almeno 100.000 persone affette da malattie polmonari, oculari e del sangue croniche. La contaminazione delle falde acquifere costringe tutt'oggi migliaia di persone alla deformità e alla sterilità.
Bhopal ha fatto ancora più vittime di Cernobil.

La cosa più ingiusta è che i colpevoli del disastro ancora non sono stati puniti. Sebbene un tribunale indiano abbia chiamato in giudizio nel 1991 i dirigenti della Union Carbide, essi non si sono presentati in tribunale. Il governo indiano li ha dichiarati latitanti, chiedendone l'estradizione, ma dal 2004 il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha bocciato la richiesta.

Dal 2001, inoltre, la Union Carbide è passata sotto il controllo della Dow Chemical Company, che continua a negare ogni responsabilità dell'accaduto. E pensare che il disastro si poteva prevedere, perchè già due anni prima dell'esplosione l'azienda era stata avvertita della possibilità di fuga di sostanze chimiche, ma non si è fatto nulla per scongiurare l'evento, nè per proteggere la popolazione. Inoltre per giorni i dirigenti continuavano a dire che le sostanze fuoriscite altro non erano che gas dall'effetto lacrimogeno....e intanto la gente perdeva completamente la vista, o addirittura la vita.

Oggi gli attivisti di Bhopal continuano a chiedere giustizia, coadiuvati da Amnesty International (cercate "Cloud of Injustice" su www.amnesty.org) e da GreenPeace, ma si trovano dinanzi a grosse difficoltà, non solo per la continua negazione da parte della corporation di ogni colpa, ma anche perchè nel 1989 sono stati versati circa 470 milioni di dollari al governo indiano per far cessare ogni accusa nei confronti della Union Carbide. Una cifra che considerava colpite solo 3.000 persone. E il governo indiano non ha comunque disposto misure sufficienti per risollevare la città dal disastro. L'area non è mai stata adeguatamente risanata. 

E le conseguenze si pagano ancora oggi, dopo 25 anni, non dimentichiamole.

martedì 1 dicembre 2009

Disoccupazione: cresce all'8%

La disoccupazione ad ottobre in Italia ha toccato il picco dell'8% (2 milioni di persone) senza lavoro.
Un tasso che non si registrava dal novembre 2004, e che, secondo i dati Istat è in crescita: +2% rispetto a settembre e +13,4% rispetto a ottobre 2008.

Sconcertano anche i dati sulla disoccupazione giovanile che ha raggiunto ben il 26,9% .
Ma l'Istat rassicura dicendo che la crescita della dissocupazione va in parallelo con la tendenza a cercare lavoro e che aumenta proprio a fronte di un'occupazione stabile.

Anche il ministro Scajola commenta i dati, dicendo che sono comunque migliori delle medie dell'UE e che gli effetti della crisi economica si stanno riversando proprio sulla disoccupazione, sperando che con la ripresa ci si possa risollevare.

E intanto non si fa nulla per migliorare la situazione, si parla di trans, di mafia, di gialli e di gossip, ma dei disoccupati e dei precari non ne parla mai nessuno.

lunedì 30 novembre 2009

La paura del diverso: sempre più razzismo

Le notizie razziste si moltiplicano. Dall'Italia e dall'Europa si scatenano odio e paura del diverso.

Bambolotti neri appesi come crocifissi davanti alle mostre d'arte, gruppi xenofobi spopolano su facebook incitando all'odio razziale, alla violenza e alla discriminazione nei confronti di zingari, nomadi e immigrati, la Svizzera, paese neutrale per antonomasia si schiera in maggioranza netta contro la costruzione dei minareti, mentre in Italia la Lega propone di inserire la croce sul  tricolore.

Queste sono solo alcune delle notizie sconcertanti che troviamo sui quotidiani di oggi, notizie che denotano sempre più l'intolleranza verso gli altri, verso culture differenti dalle nostre e verso tutto ciò che sembra minare la nostra identità, senza capire che le differenze non sono un pericolo, ma una possibilità di arricchimento e che l'unico modo per mantenere le proprie radici senza accendere i conflitti è attraverso l'integrazione.

Ormai viviamo in una società globalizzata e multietnica, come tutti possiamo constatare ogni giorno uscendo per strada. I confini non sono più quelli di una nazione o di un territorio, ma solo quelli culturali e sociali, che sono ben più difficili da abbattere rispetto a quelli fisici. E' inutile continuare a prendersela con l'ultimo arrivato caricandolo di tutti i mali della nostra società, gli atteggiamenti di odio e violenza dimostrano soltanto l'incapacità di affrontare la paura di qualcosa che non conosciamo.
Ma prima di inneggiare alla supremazia bianca, sarebbe bene imparare a conoscere ciò che è diverso da noi, che non sta venendo a minacciare l'identità culturale di una nazione, ma ad arricchirla, contribuendo con la sua.

Non voglio fare del buonismo, certamente ci sono immigrati criminali, così come ci sono italiani criminali e infatti ci vorrebbe sicuramente una legge sull'immigrazione capace di immettere solo chi se lo merita con il lavoro e con un comportamento socialemente accettabile.
Ma l'atteggiamento che dilaga sempre più è invece quello di fare di tutta l'erba un fascio ed è facile, soprattutto in tempi di crisi, prendersela con i diversi e i più deboli.

Ricordiamoci di cosa accadde nella Germania nazista e di come la società riuscì a liberarsi dal peso della crisi economica, solo schierandosi in massa contro tutti quegli elementi della società considerati apportatori di ogni  male: ebrei, zingari, gay ecc. Come andò a finire lo sappiamo tutti...

Se non vogliamo ripercorrere gli orrori della storia cerchiamo di instaurare un dialogo e imparare a conoscere il diverso, prima di averne paura e dare avvio ad una caccia alle streghe indiscriminata.

venerdì 27 novembre 2009

Il lamento del precario

Precari. Basta lamentarsi, iniziamo a proporre!

Una critica che si può fare alla nostra generazione è che tendiamo a lamentarci di tutto senza mai proporre niente.
Siamo precari, lo sappiamo, eppure, non riusciamo a cambiare la nostra situazione. Aspettiamo che cada il governo, che un nuovo movimento politico stanzi dei fondi per i giovani, che il lavoro ci piova dal cielo o che i nostri capi decidano di assumerci a tempo indeterminato, perchè siamo troppo bravi.

Ma le cose non cambiano, anzi peggiorano continuamente, ogni legge che passa ci affossa sempre di più e noi, più che scendere in piazza qualche volta, cosa di cui non frega niente a nessuno, non siamo capaci.
Già perchè purtroppo non siamo capaci di essere solidali, questo è il vero problema del precariato in Italia. Accettiamo qualsiasi lavoro, con qualsiasi contratto perchè abbiamo la consapevolezza che rifiutando ci sarà già pronto qualcun altro a portarci via il posto, qualcuno che accetterà passivamente qualsiasi condizione, vanificando ogni tipo di protesta o dissenso...

E' l'era dell'individualismo, ognuno pensa a se stesso e chissene importa degli altri, che provano a cambiare le cose anche per noi? L'importante è andare avanti comunque, pur lamentandosi...

Perchè in Francia qualche anno fa la legge sul precariato non è passata? Perchè c'è stato un vero fronte comune, i lavoratori, gli studenti, gli operai hanno davvero bloccato il paese, combattevano uniti per un ideale, cosa che purtroppo pare manchi ai giovani italiani di oggi. Siamo divisi dalla società e dalla politica e siamo davvero incapaci di provare a cambiare una situazione che scontiamo ogni giorno sulla nostra pelle, noi, che abbiamo studiato più dei nostri capi, noi, che abbiamo le conoscenze e le competenze per far funzionare meglio le cose, noi, che abbiamo idee e progetti che nessuno ascolterà.

Se le generazioni che ci hanno preceduto hanno avuto più fortuna è perchè hanno combattuto per quello in cui credevano e sono riusciti ad ottenerlo. Si vive una volta sola e noi vivremo precariamente e individualmente, repressi, insoddisfatti e privi persino della volontà di cambiare.

Con il precariato non ci stiamo giocando solo il lavoro, ma la felicità e la vita.
Siamo proprio sicuri di non essere in grado di cambiare le cose?

mercoledì 25 novembre 2009

Una Robin Hood nella banca di Bonn


Rubare ai ricchi per dare ai poveri.
Dalla foresta di Sherwood a Bonn, Robin Hood si veste in gonnella.

R.B. 62enne di Bonn era la direttrice di una filiale di un'importante banca tedesca ed in meno di due anni ha trasferito con mezzi illeciti circa 7,6 milioni di euro, per impedire che i clienti in difficoltà pagassero gli interessi passivi sui loro conti in rosso.

Per sè non ha tenuto un euro, lo faceva per puro altruismo, senza nemmeno informare i beneficiari della truffa.
Il trucco era semplice, siccome i controlli automatici non avvenivano in contemporanea, la donna trasferiva momentaneamente dai conti dei ricchi una cifra su quella dei più poveri, in modo da bypassare il sistema di controllo e da impedire il pagamento degli interessi passivi. Poi le somme venivano rispostate sui conti originari. Chi ci rimetteva era solo la banca, che non incassava l'interesse sui conti scoperti.


La benefattrice dei deboli è però stata scoperta a seguito delle domande di un cliente, che chiedeva quale fosse la percentuale da pagare per il suo conto in rosso. Ma sentendosi dire che il suo conto era in attivo, l'uomo ha chiesto accertamenti, e così sono stati individuati ben 117 casi in cui la donna avrebbe usato il trucchetto.

R.B. è stata licenziata, condannata a 22 mesi di carcere con la condizionale e ad un'ammenda di 1 milione di euro, cifra che difficilmente riuscirà a pagare con i pochi soldi della pensione.
Ai giudici ha detto di averlo fatto solo per eccesso di altruismo, una solidarietà verso i deboli, nessuna psicosi, forse è solo affetta dalla sindrome di Robin Hood.

Morale della favola: ce ne fossero donne con R.B.!

Da noi purtroppo i ladri onesti vanno in galera, quelli disonesti diventano premier.

martedì 24 novembre 2009

Pausa pranzo? Una ritualità che blocca l'Italia


Queste le parole del ministro per l'Attuazione del programma di governo Gianfranco Rotondi, secondo cui la pausa pranzo si trova proprio a cavallo delle ore più produttive.

"Non ho fatto nessuna proposta di abolire questa pausa, ho solo detto che io l'ho abolita da vent'anni".E poi inisiste attaccando i deputati della Camera, che svuotano l'aula tra le 14 e le 16 per recarsi alla bouvette di Montecitorio, rallentando le sedute, che al Parlamento europeo, invece, sono continue.

L'affermazione del ministro ha scatenato l'ira dell'opposizione, dei sindacati e dei nutrizionisti.
Chi l'ha definita una barzelletta, chi lo vede come l'ennesimo attacco ai diritti dei lavoratori, chi sostiene la necessità di un apporto nutritivo, nonchè di uno stacco breve che rigeneri il corpo e lo spirito.

E' vero che in Europa la pausa non si fa a metà giornata, ma è anche vero che le abitudini alimentari di inglesi, tedeschi e olandesi son ben diverse dalle nostre: colazione ricca e abbondante, che apporta calorie sufficienti per resistere un maggior numero di ore senza mangiare. In Italia, dove la colazione è leggera e spesso assente è importante, per non avere crisi ipoglicemiche, pranzare a metà giornata. E poi 30 minuti di pausa sono necessari sia per staccare, che per rimettersi al lavoro con maggiore serenità. La pausa ad ogni modo esiste in tutta Europa, in Germania è di 30 minuti, nel Regno Unito di 29, mentre in Francia si hanno 20 minuti ogni 6 ore di lavoro.

Si potrebbe capire un'idea del genere, se anche l'Italia avesse l'abitudine della siesta come la Spagna, riposo pomeridiano, che è stato abolito qualche anno fa dal governo Zapatero per mettersi in linea con l'Europa e adeguare l'orario di lavoro (9-18) a quello degli altri paesi con pausa dalle 13 alle 14.

Ma in Italia, dove la pausa media è di 30 minuti, pensare di abolirla per una maggiore produttività è veramente una barzelletta. E non solo. Siamo anche uno dei paesi con l'alimentazione più sana del continente, con meno problemi di colesterolo e trigliceridi proprio perchè la nostra dieta è più equilibrata rispetto a quella degli altri paesi europei. Abolire la pausa o renderla una scelta forzata sarebbe improduttivo, siamo persone, non robot, è impossibile lavorare 8 ore di seguito senza poter scambiare due chiacchiere con un collega mentre si mangia un panino.

Quale sarà la prossima proposta? Non si potrà nemmeno più andare in bagno, perchè improduttivo?

Caro Ministro, a lei che ha abolito la pausa da vent'anni, consiglio di mangiarsi un bel panino, forse con un apporto di carboidrati anche il suo cervello ne trarrà giovamento.

lunedì 23 novembre 2009

Carceri che scoppiano, proteste e proposte


Le nostre carceri sono sempre più sovraffollate, insorgono detenuti e agenti di polizia penitenziaria.

Genova e Lucca sono le città capofila da cui parte la protesta. A Marassi alle 23.50 di sabato è stato sventato un tentativo di suicidio, un detenuto ha provato a togliersi la vita con un sacchetto di plastica in cui confluiva gas emanato da una bomboletta per fornellini. L'uomo, dopo essersi ripreso, ha sostenuto che il suo gesto voleva essere una protesta contro le condizione detentive.

A Marassi infatti su 430 posti letto ci sono ben 780 detenuti e mancano 165 agenti, mentre a Lucca ci sono 200 detenuti per 80 posti e 40 agenti in meno. Da venerdì sono partite rumorose proteste e adesso i sindacati, tra cui il Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) chiedono al ministro Alfano 5000 nuove assunzioni per far fronte alla situazione italiana, con 66 mila detenuti per 42.000 posti.

Le proposte riguardano anche l'uso del braccialetto elettronico e la possibilità di creare carceri più leggere per i soggetti che provengono dalla libertà, anche con strutture come centri di identificazione ed espulsione che non sono ancora operative, nonchè depenalizzare i reati minori.

In attesa che si risolvano i problemi di sovraffolamento ci si pone una domanda. Perchè se l'Italia ha un così grande numero di detenuti questi ultimi vengono tenuti chiusi nelle carceri anzichè destinarli a lavori socialmente utili?
Visto che sono le nostre tasse a pagare il mantenimento dei penitenziari, perchè non si studia un sistema per cui alcuni detenuti, certamente muniti di braccialetto elettronico e sorvegliati, possano per esempio pulire i parchi e le spiagge?
Sarebbe certamente un lavoro utile sia per loro, che per noi e soprattutto per l'ambiente.
Continuare a stipare gente dentro le carceri sembra assurdo, anche perchè come si è visto, non solo sono precarie le condizioni, ma anche la vita stessa, vedi il caso Cucchi.
Se la riabilitazione, chiaramente per chi se l'è meritata, potesse avvenire, grazie ad una sorta di riscatto sociale, redimendo la colpa contro la società tramite una specie di "volontariato" forse si potrebbero auspicare situazioni migliori.

venerdì 20 novembre 2009

Buongiorno Italia, buongiorno italiani


Buongiorno Italia, buongiorno italiani,
buongiorno al Premier che prescrive i suoi processi,
buongiorno al ministro che con forbici tra le mani,
taglia gli sprechi e fa i conti con gli eccessi,
buongiorno a lei ministra dell'istruzione,
che riforma scuola e università,
lasciando agli studenti l'illusione,
di un futuro che non verrà.
Buongiorno a te, giovane precario,
che anche oggi combatti la tua battaglia
per sbarcare il lunario.
Posto fisso? Un fuoco di paglia.
Buongiorno anche a voi dell'opposizione,
che anzichè contestare,
vi schierate dalla parte del padrone.
Buongiorno al leghista e al clandestino,
a chi condanna l'immigrazione,
e a chi fugge dalla miseria del suo destino.
Buongiorno a te, che leggi questa poesia,
che ti faccia sorridere,
amen e così sia.


giovedì 19 novembre 2009

White Chistmas? Ma anche no.


Ecco l'ennesima notizia razzista che viene dal nostro Bel Paese.
Mentre in Parlamento passa la legge sulla privatizzazione dell'acqua, il decreto salva-precari, che anzichè salvare, crea una splendida guerra tra poveri per il posto di lavoro, da Coccaglio (BS) ci giunge la grande idea di un Bianco Natale.

Ma non aspettatevi una bella nevicata, nè festeggiamenti tradizionali in base al principio di fratellanza e carità, no White Christmas è il progetto del sindaco e dei suoi amministratori leghisti di cacciare da Coccaglio tutti gli immigrati irregolari e rispedirli al proprio paese d'origine, via i neri, per un bel Natale Bianco.

Ora non solo l'idea del Sindaco è razzista e xenofoba, ma per di più sfruttare il clima natalizio, che dovrebbe essere di tolleranza e solidarietà per espellere i clandestini è qualcosa di veramente turpe e truce.
"Natale non è la festa dell'accoglienza ma della tradizione cristiana" afferma l'assessore alla sicurezza. Bene allora mi vergogno della mia tradizione e di vivere in un paese che fa dichiarazioni del genere, discriminando le persone in base alla presunta appartenenza ad una razza.

E' possbile cacciare via i più bisognosi proprio a Natale, quando si festeggia la nascita di Gesù in una grotta,  perchè nessun albergo voleva ospitare Giuseppe e Maria?
E' possibile strumentalizzare il Natale e la difesa del cristianesimo, che cristianesimo non è, perchè interpretato secondo i propri comodi?

Sì, in Italia è possibile anche questo.
Con gli auguri di un buon Natale, che non sia nè bianco, nè nero, nè giallo, ma che porti un po' di razionalità ai nostri governanti.

mercoledì 18 novembre 2009

Scuola: meno sostegno, ma più disabili


Tra i tanti tagli che quest'anno ha subito la scuola, c'è anche quello sugli insegnanti di sostegno.
Circa 500 in meno, a fronte del crescente numero di ragazzi disabili iscritti nei nostri istituti: più di 4000 nell' a.s. 2009/2010, che perdono pian piano i loro diritti.

Ore di sostegno dimezzate da 18 a 9, la perdita di un riferimento psicologico, la mancata assistenza anche per andare ai servizi, la concentrazione in una classe di addirittura 5 ragazzi disabili, quando 2 è il numero massimo accettabile per avere un buon livello di andamento di tutti, normodotati e non, con un ritorno verso le classi differenziali, in cui i diversamente abili vengono riuniti, per toglierli dalla confusione delle aule, ma al contempo per ecluderli anzichè integrarli.

Da tutta Italia le famiglie dei ragazzi disabili hanno presentato proteste al Tar, è impensabile che si stanzino così pochi fondi nei confronti dei portatori di handicap, che per di più vedono gettati in fumo tutti i loro progressi. Infatti ogni piccolo traguardo raggiunto da un ragazzo disabile è conquistato con sforzi e fatiche che devono essere costanti e mantenuti, se viene meno il sostegno anche i progressi, non solo mancano, ma regrediscono.

Le riforme del ministro Gelmini stanno penalizzando davvero tutti, studenti, insegnanti e persino i disabili. Ma è questo che vogliamo dalla nostra scuola?

martedì 17 novembre 2009

La repubblica delle banane


Oggi in occasione della Giornata Internazionale per il diritto allo studio, mentre a Bruxelles si sta tenendo un'assemblea studentesca internazionale con 150 studenti provenienti da tutta Europa e delegazioni da altri continenti, nelle città italiane si sono svolte numerose manifestazioni contro la politica del ministro Gelmini nel'ambito della scuola, dell' università e della ricerca.

Gli studenti dell'Accademia di Roma protestano con in mano grappoli di banane, chiedono l'annessione all'Africa, dal momento che il nostro paese non investe nei saperi, ma anzi taglia i fondi e le risorse.
Siamo la Repubblica delle banane, anzichè progredire stiamo tornando al Medioevo, verso una società dove la cultura è sempre meno accessibile e negata.

Studenti delle superiori, dell'università, delle accademie, insieme ai precari della ricerca si mobilitano dal nord a sud, da Milano a Bari, da Trieste a Palermo, contestando il disegno legge sulla riforma universitaria già approvato dal Consiglio dei Ministri, che secondo i manifestanti punterebbe a una svendita dell'università ai privati.
 
"Il futuro è nostro, riprendiamocelo!" questo è il grido unisono che lanciano i nostri studenti i quali chiedono un maggiore stanziamento di fondi nell'istruzione, per una scuola accessibile a tutti, che promuova il sapere e non diventi sempre più dequalificata e dequalificante in mano a enti privati.

La Gelmini risponde alle proteste dicendo che i centri sociali non rappresentano gli studenti, e sostiene che i partecipanti alle manifestazioni hanno tirato fuori slogan degli anni '70 ormai superati e che anche i ragazzi vogliono una scuola che li prepari al lavoro e non un luogo di indottrinamento ideologico.
 
Peccato che alle proteste non fossero presenti solo i giovani dei centri sociali, ma migliaia di studenti, che vedono futuro e cultura negata dalla nuova legge che sta per passare.
L'Onda si sta riformando e gli studenti promettono un altro autunno caldo, una lunga battaglia per la cultura ed il sapere, che come dicono non è in vendita. "EDUCATION IS NOT FOR SALE".

Staremo a vedere. Dalla Repubblica delle Banane per oggi è tutto. Passo e chiudo.