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lunedì 7 dicembre 2009

La scuola è finita


Leggere i dati del dossier di Legambiente sui tagli all'istruzione è qualcosa di sconcertante.

La scuola è davvera finita, ridotta sempre più ai minimi termini. Aggregazione di istituti, chiusura dei plessi più piccoli e più di 36.000 docenti in meno tra il 2002 e il 2010.
Insegnanti e personale Ata sempre più precario, assunto, licenziato, senza alcun diritto.
Ovviamente, tutto questo, a fronte di un maggior numero di alunni.

La figura del docente, che dovrebbe essere importantissima, perchè ha un ruolo fondamentale nell'educazione e nello sviluppo dei giovani è sempre più squalificata. Non ci sono risorse per la formazione di insegnanti, nemmeno per quelli di sostegno, che necessitano di una specializzazione aggiuntiva per aiutare i più deboli. Chi vuole fare l'insegnante in questi anni in Italia, non deve solo avere la vocazione alla docenza, ma pure quella del martirio, perchè è impossibile lavorare bene in queste condizioni: classi di 30 alunni, spesso e volentieri con un gran numero di stranieri con poche o pochissime competenze linguistiche, ore staccate su cattedre di qua e di là, nessuna certezza del proprio lavoro e assenza di continuità didattica.
Precarie anche le strutture, molte scuole cadono letteralmente a pezzi, ma i soldi dal ministero non arrivano.


I fondi invece ci sono per le paritarie, che vedono aumentare i loro finanziamenti, ben al di sopra di quanto preveda la legge sulla parità scolastica, includendo anche incentivi per chi sceglie di mandare i propri figli in una di queste scuole.
Ovviamente si guarda sempre al guadagno, a discapito della qualità dell'istruzione che dovrebbe essere sempre l'obiettivo primario della politica scolastica.

Per i nostri ministri la scuola pubblica non è un investimento, ma un ramo secco che va tagliato, senza capire che una buona istruzione è una vera risorsa per il futuro e che quello che imparano oggi i giovani a scuola sono gli strumenti che useranno nella loro vita di domani.

Ma adesso a chi importa di garantire a questi ragazzi un'istruzione decente? A chi importa che tutti abbiano accesso ad una scuola libera e con gli stessi diritti, anche nel più sperduto paesino di montagna? A chi importa che gli insegnati sappiano e possano svolgere il loro mestiere in modo adeguato?
Purtroppo a nessuno.

venerdì 20 novembre 2009

Buongiorno Italia, buongiorno italiani


Buongiorno Italia, buongiorno italiani,
buongiorno al Premier che prescrive i suoi processi,
buongiorno al ministro che con forbici tra le mani,
taglia gli sprechi e fa i conti con gli eccessi,
buongiorno a lei ministra dell'istruzione,
che riforma scuola e università,
lasciando agli studenti l'illusione,
di un futuro che non verrà.
Buongiorno a te, giovane precario,
che anche oggi combatti la tua battaglia
per sbarcare il lunario.
Posto fisso? Un fuoco di paglia.
Buongiorno anche a voi dell'opposizione,
che anzichè contestare,
vi schierate dalla parte del padrone.
Buongiorno al leghista e al clandestino,
a chi condanna l'immigrazione,
e a chi fugge dalla miseria del suo destino.
Buongiorno a te, che leggi questa poesia,
che ti faccia sorridere,
amen e così sia.


mercoledì 18 novembre 2009

Scuola: meno sostegno, ma più disabili


Tra i tanti tagli che quest'anno ha subito la scuola, c'è anche quello sugli insegnanti di sostegno.
Circa 500 in meno, a fronte del crescente numero di ragazzi disabili iscritti nei nostri istituti: più di 4000 nell' a.s. 2009/2010, che perdono pian piano i loro diritti.

Ore di sostegno dimezzate da 18 a 9, la perdita di un riferimento psicologico, la mancata assistenza anche per andare ai servizi, la concentrazione in una classe di addirittura 5 ragazzi disabili, quando 2 è il numero massimo accettabile per avere un buon livello di andamento di tutti, normodotati e non, con un ritorno verso le classi differenziali, in cui i diversamente abili vengono riuniti, per toglierli dalla confusione delle aule, ma al contempo per ecluderli anzichè integrarli.

Da tutta Italia le famiglie dei ragazzi disabili hanno presentato proteste al Tar, è impensabile che si stanzino così pochi fondi nei confronti dei portatori di handicap, che per di più vedono gettati in fumo tutti i loro progressi. Infatti ogni piccolo traguardo raggiunto da un ragazzo disabile è conquistato con sforzi e fatiche che devono essere costanti e mantenuti, se viene meno il sostegno anche i progressi, non solo mancano, ma regrediscono.

Le riforme del ministro Gelmini stanno penalizzando davvero tutti, studenti, insegnanti e persino i disabili. Ma è questo che vogliamo dalla nostra scuola?

martedì 17 novembre 2009

La repubblica delle banane


Oggi in occasione della Giornata Internazionale per il diritto allo studio, mentre a Bruxelles si sta tenendo un'assemblea studentesca internazionale con 150 studenti provenienti da tutta Europa e delegazioni da altri continenti, nelle città italiane si sono svolte numerose manifestazioni contro la politica del ministro Gelmini nel'ambito della scuola, dell' università e della ricerca.

Gli studenti dell'Accademia di Roma protestano con in mano grappoli di banane, chiedono l'annessione all'Africa, dal momento che il nostro paese non investe nei saperi, ma anzi taglia i fondi e le risorse.
Siamo la Repubblica delle banane, anzichè progredire stiamo tornando al Medioevo, verso una società dove la cultura è sempre meno accessibile e negata.

Studenti delle superiori, dell'università, delle accademie, insieme ai precari della ricerca si mobilitano dal nord a sud, da Milano a Bari, da Trieste a Palermo, contestando il disegno legge sulla riforma universitaria già approvato dal Consiglio dei Ministri, che secondo i manifestanti punterebbe a una svendita dell'università ai privati.
 
"Il futuro è nostro, riprendiamocelo!" questo è il grido unisono che lanciano i nostri studenti i quali chiedono un maggiore stanziamento di fondi nell'istruzione, per una scuola accessibile a tutti, che promuova il sapere e non diventi sempre più dequalificata e dequalificante in mano a enti privati.

La Gelmini risponde alle proteste dicendo che i centri sociali non rappresentano gli studenti, e sostiene che i partecipanti alle manifestazioni hanno tirato fuori slogan degli anni '70 ormai superati e che anche i ragazzi vogliono una scuola che li prepari al lavoro e non un luogo di indottrinamento ideologico.
 
Peccato che alle proteste non fossero presenti solo i giovani dei centri sociali, ma migliaia di studenti, che vedono futuro e cultura negata dalla nuova legge che sta per passare.
L'Onda si sta riformando e gli studenti promettono un altro autunno caldo, una lunga battaglia per la cultura ed il sapere, che come dicono non è in vendita. "EDUCATION IS NOT FOR SALE".

Staremo a vedere. Dalla Repubblica delle Banane per oggi è tutto. Passo e chiudo.

martedì 10 novembre 2009

Il boom delle lezioni private

Oggi prendiamo spunto da un'inchiesta di Repubblica che denuncia il boom delle lezioni private.


http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/lezioni-private/lezioni-private/lezioni-private.html


Se è vero che le famiglie italiane sono pronte a spendere fino a 2000 euro l'anno per far ottenere la sufficienza ai propri figli e se è vero che la scuola fa poco o niente per creare corsi di recupero idonei a saldare i debiti delle diverse materie, è anche vero che spesso i ragazzi di oggi non sono pronti ad affrontare le difficoltà ed hanno bisogno di un sostegno.

Da insegnante precaria, nonchè di lezioni private, posso dire con certezza, che gran parte degli studenti di oggi è immatura, vuoi per colpa di un'educazione che dà tutto e subito, vuoi per la scuola, che è sempre più in decadimento ed ha strumenti inadeguati e obsoleti di insegnamento rispetto alla velocità con cui cambiano la società e le generazioni.

I giovani di oggi sono lo specchio del mondo in cui viviamo, hanno fretta, sono rapidi, abituati ad ottenere con poche difficoltà le cose di cui hanno bisogno e senza approfondire troppo.
E' difficile che riescano a stare attenti più di un'ora di seguito, anche nello studio a casa, le distrazioni sono estremamente frequenti e se manca la concentrazione e l'esercizio è impossibile acquisire un buon metodo di apprendimento. Ecco perchè si alimenta il mercato nero delle ripetizioni, ingiusto, certamente, perchè solo le famiglie abbienti possono permetterselo, ma tuttavia utile a questi ragazzi che hanno bisogno di un riferimento ad personam per acquisire un po' più di autonomia nello studio.

Mimmo Pantaleo, segretario nazionale di Cgil-Flc sostiene che "Il boom delle lezioni private è la prova che si sta destrutturando, pezzo dopo pezzo, il sistema pubblico. I corsi di recupero nelle scuole praticamente non ci sono più perché mancano i soldi per pagarli, gli insegnanti sono demotivati, l'idea vincente è che la scuola è tanto più seria quanto più boccia, mentre noi crediamo esattamente il contrario, e cioè che la missione culturale e educativa sia quella di portare quanti più studenti possibile alla fine del percorso. Invece, stiamo tornando a una scuola che esclude soprattutto i più deboli e i più svantaggiati."

D'accordo la missione educativa è sicuramente quella di aiutare i più deboli e sostenerli, ma non per questo bisogna promuovere tutti. Se il signor Pantaleo si trovasse realmente in una classe capirebbe perchè il boom delle lezioni private va in parallelo con il boom delle bocciature e non certo perchè si vuole fare una scuola più severa, ma perchè purtroppo attualmente il mondo della scuola e quello degli studenti parlano due linguaggi diversi e incomprensibili l'uno all'altro.

Mi trovo assolutamente d'accordo invece con Tilde Giani Gallino, esperta di psicologia evolutiva, secondo cui
"questi giovani (insegnanti privati) possono essere un modello per i ragazzini: sono più grandi di loro, ma non ancora adulti, entrano facilmente in comunicazione, si scambiano mail o notizie musicali... E c'è anche un altro messaggio: il ragazzo di 20 o 22 anni che viene a darti lezioni è qualcuno che ancora studia ma intanto lavora per rendersi autonomo, come anche tu potrai fare tra pochi anni".

Se lo Stato italiano investisse di più nell'istruzione e agevolasse quella massa di giovani precari davvero motivati e votati all'insegnamento (perchè l'insegnamento non è un lavoro, ma una missione) forse le cose potrebbero essere diverse e il doposcuola sarebbe un reale sostegno per le famiglie, non più costrette a fare i conti delle spese extra per la cultura dei propri figli; per i ragazzi, che avrebbero modo di essere seguiti e di apprendere non la materia, ma il metodo e persino per i docenti, che potrebbero più agevolmente portare avanti i programmi, grazie all'appoggio pomeridiano.

Purtroppo sono proposte che non vengono accolte e i giovani insegnanti precari sono costretti a pubblicare i loro annunci su siti e bigliettini, per guadagnare quel tanto che basti a pagare l'affitto e il costo della vita. Ed è il mercato che li richiede sempre più incessantemente.

Ricordando che i giovani d'oggi saranno gli adulti di domani e che l'istruzione e la cultura sono le basi della società civile, speriamo che anche i nostri governanti se ne ricordino e comincino ad investire di più sulla scuola, ma che sia una scuola di merito, aggiornata, che sappia comprendere il disagio dei più giovani ed aiutarli a superare con serietà le difficoltà della vita.