Tra i tanti tagli che quest'anno ha subito la scuola, c'è anche quello sugli insegnanti di sostegno.
Circa 500 in meno, a fronte del crescente numero di ragazzi disabili iscritti nei nostri istituti: più di 4000 nell' a.s. 2009/2010, che perdono pian piano i loro diritti.
Ore di sostegno dimezzate da 18 a 9, la perdita di un riferimento psicologico, la mancata assistenza anche per andare ai servizi, la concentrazione in una classe di addirittura 5 ragazzi disabili, quando 2 è il numero massimo accettabile per avere un buon livello di andamento di tutti, normodotati e non, con un ritorno verso le classi differenziali, in cui i diversamente abili vengono riuniti, per toglierli dalla confusione delle aule, ma al contempo per ecluderli anzichè integrarli.
Da tutta Italia le famiglie dei ragazzi disabili hanno presentato proteste al Tar, è impensabile che si stanzino così pochi fondi nei confronti dei portatori di handicap, che per di più vedono gettati in fumo tutti i loro progressi. Infatti ogni piccolo traguardo raggiunto da un ragazzo disabile è conquistato con sforzi e fatiche che devono essere costanti e mantenuti, se viene meno il sostegno anche i progressi, non solo mancano, ma regrediscono.
Le riforme del ministro Gelmini stanno penalizzando davvero tutti, studenti, insegnanti e persino i disabili. Ma è questo che vogliamo dalla nostra scuola?
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mercoledì 18 novembre 2009
martedì 17 novembre 2009
La repubblica delle banane
Oggi in occasione della Giornata Internazionale per il diritto allo studio, mentre a Bruxelles si sta tenendo un'assemblea studentesca internazionale con 150 studenti provenienti da tutta Europa e delegazioni da altri continenti, nelle città italiane si sono svolte numerose manifestazioni contro la politica del ministro Gelmini nel'ambito della scuola, dell' università e della ricerca.
Gli studenti dell'Accademia di Roma protestano con in mano grappoli di banane, chiedono l'annessione all'Africa, dal momento che il nostro paese non investe nei saperi, ma anzi taglia i fondi e le risorse.
Siamo la Repubblica delle banane, anzichè progredire stiamo tornando al Medioevo, verso una società dove la cultura è sempre meno accessibile e negata.
Studenti delle superiori, dell'università, delle accademie, insieme ai precari della ricerca si mobilitano dal nord a sud, da Milano a Bari, da Trieste a Palermo, contestando il disegno legge sulla riforma universitaria già approvato dal Consiglio dei Ministri, che secondo i manifestanti punterebbe a una svendita dell'università ai privati.
"Il futuro è nostro, riprendiamocelo!" questo è il grido unisono che lanciano i nostri studenti i quali chiedono un maggiore stanziamento di fondi nell'istruzione, per una scuola accessibile a tutti, che promuova il sapere e non diventi sempre più dequalificata e dequalificante in mano a enti privati.
La Gelmini risponde alle proteste dicendo che i centri sociali non rappresentano gli studenti, e sostiene che i partecipanti alle manifestazioni hanno tirato fuori slogan degli anni '70 ormai superati e che anche i ragazzi vogliono una scuola che li prepari al lavoro e non un luogo di indottrinamento ideologico.
Peccato che alle proteste non fossero presenti solo i giovani dei centri sociali, ma migliaia di studenti, che vedono futuro e cultura negata dalla nuova legge che sta per passare.
L'Onda si sta riformando e gli studenti promettono un altro autunno caldo, una lunga battaglia per la cultura ed il sapere, che come dicono non è in vendita. "EDUCATION IS NOT FOR SALE".
Staremo a vedere. Dalla Repubblica delle Banane per oggi è tutto. Passo e chiudo.
Gli studenti dell'Accademia di Roma protestano con in mano grappoli di banane, chiedono l'annessione all'Africa, dal momento che il nostro paese non investe nei saperi, ma anzi taglia i fondi e le risorse.
Siamo la Repubblica delle banane, anzichè progredire stiamo tornando al Medioevo, verso una società dove la cultura è sempre meno accessibile e negata.
Studenti delle superiori, dell'università, delle accademie, insieme ai precari della ricerca si mobilitano dal nord a sud, da Milano a Bari, da Trieste a Palermo, contestando il disegno legge sulla riforma universitaria già approvato dal Consiglio dei Ministri, che secondo i manifestanti punterebbe a una svendita dell'università ai privati.
"Il futuro è nostro, riprendiamocelo!" questo è il grido unisono che lanciano i nostri studenti i quali chiedono un maggiore stanziamento di fondi nell'istruzione, per una scuola accessibile a tutti, che promuova il sapere e non diventi sempre più dequalificata e dequalificante in mano a enti privati.
La Gelmini risponde alle proteste dicendo che i centri sociali non rappresentano gli studenti, e sostiene che i partecipanti alle manifestazioni hanno tirato fuori slogan degli anni '70 ormai superati e che anche i ragazzi vogliono una scuola che li prepari al lavoro e non un luogo di indottrinamento ideologico.
Peccato che alle proteste non fossero presenti solo i giovani dei centri sociali, ma migliaia di studenti, che vedono futuro e cultura negata dalla nuova legge che sta per passare.
L'Onda si sta riformando e gli studenti promettono un altro autunno caldo, una lunga battaglia per la cultura ed il sapere, che come dicono non è in vendita. "EDUCATION IS NOT FOR SALE".
Staremo a vedere. Dalla Repubblica delle Banane per oggi è tutto. Passo e chiudo.
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